Consigli divergenti per il caro Presidente

Napolitano è arrivato a un passo dalla gran riforma della stato e ha fallito, ora lasci la mano alla politica. Faccia scendere Letta e lasci giocare Renzi, tanto tornerà sconfitto.
10 AGO 20
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Come dice Lidia, noi maschietti a una certa età, non sapendo fare l’uncinetto, dobbiamo trovare altre occupazioni. Questa considerazione modera un po’ le amarezze per recenti coinvolgimenti – pur molto esterni – con la politica, finiti abbastanza miseramente. Ma facciamo ordine: a metà del 2012 – mentre Mario Monti si avviava a un tristo tramonto – discutendo con presidenti di regione linciati, ex ministri del Lavoro, vicecapigruppo al Senato avevo trovato interessanti consonanze di idee [leggi l'articolo di Lodovico Festa].
Caro presidente Napolitano, lei non lo sa (i lettori che mi seguono sì) ma io vengo da una famiglia antifascista, anticomunista, antiazionista (ci fidavamo solo di Luigi Einaudi), lei non è mai stato dei nostri (eravamo e siamo quattro gatti). Dopo la sua elezione, mi bastarono pochi suoi atti e atteggiamenti per farmi cancellare tutto il passato e, a sua insaputa, la inserii fra le tante persone verso le quali provo stima e rispetto (persone comuni perbene, pochissime quelle appartenenti alle élite) [leggi l'articolo di Riccardo Ruggeri].